Una riflessione

Una riflessione

Messaggioda Romina » mercoledì 10 giugno 2020, 1:12

Ciao a tutte volevo condividere con voi una piccola riflessione , visto che siamo in periodo di mascherine , mi sono imbattuta nel loro significato simbolico ed essendo noi portate a “mascherarci da donna” mi sono soffermata su alcuni punti che personalmente credo faccia parte dell’esperienza di molte . A qualcuno darà forse fastidio che io abbia scritto “mascherarsi” invece di “sentirsi” ma leggendo capirà perché ho usato queste parole.


La Maschera é il volto che l’immaginazione dá ad un Dio. [...]
Le maschere Rappresentano il “dramma della vita” umana in tutti i suoi molteplici aspetti , specie la ricerca avvincente , ambigua , a volte illuminante , spesso insidiosa , del “vero Sé” che si cela dietro all’ “immagine del Sé” a noi più familiare. Restando nascosto ,colui che indossa la maschera può trasformarsi nell’immagine archetipica che essa evoca . Tale immagine é proiettata nel presente e serve da modello per la vita sociale e psicologica [...]
Le grandi emozioni archetipiche- amore,paura,rabbia,delusione,gioia- assumono la forma artistica impersonale della maschera che ,paradossalmente, porta sia alla catarsi sia alla disidentificazione . La maschera, che non si limita quindi a nascondere chi la indossa, consente un’esperienza psicologica di collegamento e apertura verso [] i fattori archetipici istintuali della personalità fornendo a quel “Dio” una sistemazione temporanea . [...]
Se la maschera é il volto di un’immagine archetipica, allora identificarsi con essa equivale a possederla .Per contro, non avere maschere può portare a essere eccessivamente vulnerabili e in taluni casi , potrebbe riflettersi in un fallimento dello sviluppo psicologico. [...]

“L’uomo é poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirá la veritá” Cit.Oscar Wilde

Tratto da “Il libro dei Simboli , The archive for research in archetypal symbolism”
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Re: Una riflessione

Messaggioda AnnaSettantatre » mercoledì 10 giugno 2020, 7:40

Si, è più o meno il modo in cui me la sto raccontando da un po' di tempo a questa parte.

Quando iniziai, quindici anni fa, pensavo come tante di avere la "parte femminile" anche perché all'epoca il nostro mondo era grossolanamente diviso tra chi lo faceva perché si sentiva donna (i buoni) e chi lo faceva per sesso (i cattivi), o almeno così lo vedevo io.

Col passare degli anni mi son resa conto che posso essere tante cose, ma difficilmente una donna e così mi sono imbattuta in questa teoria che, per il momento, mi soddisfa.

Un'amica che conobbi nel primissimo periodo mi disse all'incirca la stessa cosa, ne rimasi colpita anche se all'epoca mi credevo diversa.

Dopo poco sparì e non la vidi più: mi manca ancora adesso che sono passati più di dieci anni.

Si faceva chiamare Katia, non ho mai saputo come si chiamasse per davvero.
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Re: Una riflessione

Messaggioda Romina » mercoledì 10 giugno 2020, 11:58

In effetti qualcuna delle domande che mi pongo la ritrovo nella tua risposta... me la sto forse raccontando? O scelgo di travestirmi per materializzare l’immagine che ho io dell’ “essere donna”? Quando lo faccio ne esco soddisfatta ma quando sono nei panni del mio sesso biologico noto questo senso di disgregazione della mia totalità proprio come se indossare questa maschera mi faccia esternare quello che sento dentro e non riesco a fare normalmente...
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Re: Una riflessione

Messaggioda genserica » mercoledì 10 giugno 2020, 17:10

Mascherarci (fingere) o interpretare un ruolo per davvero? Per essere donna, "femmina" e goderla pienamente basta solo pensarlo nelle proprie "segrete stanze"e in completo isolamento. Complice solo delle proprie fantasie. Io non uscirò mai vestita da donna, nè penserò di mettermi una maschera per esserlo. Con naturalezza molte volte "donna" lo sono! Nè entrerò in crisi o in contrasto col proprio corpo di uomo. : b0808.gif :
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Re: Una riflessione

Messaggioda Romina » mercoledì 10 giugno 2020, 17:47

Non necessariamente indossare una maschera significa fingere , anzi da come puoi comprendere nel testo che ho copiato , la maschera può essere il modo per esternare il proprio “io” , la finzione diventa il modo per rapportare alla realtà quello che si sente dentro . Ovviamente l’esperienza di ogni persona è diversa , appunto per questo può portare alla catarsi o contrariamente alla disidentificazione quindi finzione. Ancor di più se la maschera la indossi per te stess* , non credo che se ti piace identificarti con la tua parte femminile tu provi la stessa sensazione nello specchiarti con la barba piuttosto che con una parrucca . Almeno per la mia (breve) esperienza . Poi appunto la cosa è soggettiva ed è per questo che ho scritto questo post , condividere le mie sensazioni per trovare punti comuni o di contrasto
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Re: Una riflessione

Messaggioda Romina » mercoledì 10 giugno 2020, 18:13

Le parole diventano offensive quando ne ignoriamo le possibili sfaccettature , infatti, le ho virgolettate per evitare di cadere in tranelli simili.
Chi ha pazienza di entrare nella riflessione può ben comprendere in quello che ho scritto che l’uso della parola maschera diventa ininfluente al fine di essa.
Non credo serva truccarsi per indossare una maschera ... la maschera può diventare semplicemente l’identificarsi con l’idea reale che abbiamo di noi stess*. Per cui se mi sento “femmina” ma sono nato in un corpo maschile il primo passo che faccio é indossare appunto la “maschera” per identificarmi anche esteriormente. Se poi per maschera continuiamo a vedere l’oggetto anziché il soggetto , non ha senso discuterne
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Re: Una riflessione

Messaggioda Frida » mercoledì 10 giugno 2020, 19:23

Una maschera da sola non basta a definire una persona in carne e ossa, serve la sua storia.

Il passaggio di Anna sui buoni e cattivi fa emergere il punto: "il problema non è sapere chi sta coi buoni o con i cattivi ma se il loro racconto coincide con la mia verità".

Quando mi travesto racconto la mia favola. Posso solo raccontare la mia storia.
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Re: Una riflessione

Messaggioda Romina » mercoledì 10 giugno 2020, 20:00

Frida ha scritto:Una maschera da sola non basta a definire una persona in carne e ossa, serve la sua storia.


Certo , voglio dire riflettendo su se stessi , nel momento in cui scelgo di “indossare la maschera” la domanda che si solleva è se la maschera rispecchia ciò che veramente siamo o solo uno dei tanti esperimenti per trovare la nostra vera personalità

Frida ha scritto: Quando mi travesto racconto la mia favola. Posso solo raccontare la mia storia.


Tutte le storie sono diverse ma toccano comunque punti comuni.
Attraverso le esperienze degli altri , nei punti che individuiamo come comuni possiamo cercare la nostra verità
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Re: Una riflessione

Messaggioda roby_rm » mercoledì 10 giugno 2020, 22:58

Ciao.
Bei pensieri e bella ed "audace" l' idea di condividerli.
Mi hanno fatto pensare ( non c' è bisogno di gridare al miracolo! Ogni tanto succede anche a me!) e più riflettevo e più mi sembrava che il punto fosse:

Romina ha scritto:
Se la maschera é il volto di un’immagine archetipica, allora identificarsi con essa equivale a possederla .Per contro, non avere maschere può portare a essere eccessivamente vulnerabili e in taluni casi , potrebbe riflettersi in un fallimento dello sviluppo psicologico. [...]



Ed ogni volta mi "tornava" la stessa domanda: se è vero, che differenza passa tra quando indosso la maschera di me-uomo o di me-donna o cd?
Fin qui è la riedizione dei viaggi di Gulliver, fatta in maschera e divinità anziché per mezzo della statura. Il bello viene dopo:
Quando e come sono più "reale" e a quali diverse divinità do il volto in un caso o nell' altro? E soprattutto: c'è una maschera che rappresenti me, il mio io, magari includendo entrambe le modalità? : Smile :

Romina ha scritto:
La Maschera é il volto che l’immaginazione dá ad un Dio. [...]
Le maschere Rappresentano il “dramma della vita” umana in tutti i suoi molteplici aspetti , specie la ricerca avvincente , ambigua , a volte illuminante , spesso insidiosa , del “vero Sé” che si cela dietro all’ “immagine del Sé” a noi più familiare. Restando nascosto ,colui che indossa la maschera può trasformarsi nell’immagine archetipica che essa evoca . Tale immagine é proiettata nel presente e serve da modello per la vita sociale e psicologica [...]
Le grandi emozioni archetipiche- amore,paura,rabbia,delusione,gioia- assumono la forma artistica impersonale della maschera che ,paradossalmente, porta sia alla catarsi sia alla disidentificazione . La maschera, che non si limita quindi a nascondere chi la indossa, consente un’esperienza psicologica di collegamento e apertura verso [] i fattori archetipici istintuali della personalità fornendo a quel “Dio” una sistemazione temporanea . [...]



Rinunciando per un attimo alla mia proverbiale modestia, devo dire che non mi spiace per nulla di essere l' immagine di una divinità. Il problema è se e quanto la divinità possa essere in qualche modo eco di quello che sono io, essendo così compressa nel suo ruolo basico e primordiale... D'accordo, rappresentare l' immagine di una divinità proiettata nel.presente può essere un modello per la vita sociale e psicologica, ma è limitante.
Non sono io!
E questo potrebbe essere uno dei limiti di una maschera! Se è questo che vuole il dio... si accomodi, ma che differenza fa con una statua?

Kiss

: Smile : mentre scrivevo ho avuto intorno a me tutto il.pantheon dei vecchi dei... da Ra al mio amato Hermes, da quella poco di buono di Afrodite a quella che vorrei essere, se dovessi cristallizzarmi nella maschera di una divinità: Circe!
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Re: Una riflessione

Messaggioda angelaingrid » mercoledì 10 giugno 2020, 23:12

roby_rm ha scritto:se dovessi cristallizzarmi nella maschera di una divinità: Circe!

Io sono indeciso tra Giove e Venere... punto in alto.
Angela Ingrid non è così. È che la disegnano così.
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