Avvistamenti di anime

Avvistamenti di anime

Messaggioda Novella » lunedì 13 maggio 2019, 1:56

Ciclicamente torniamo a chiederci se abbiamo mai incontrato ragazze trav e se siamo davvero così rare da meritarci l’apparentamento con le mosche bianche. Di solito ci dividiamo tra chi giura di non averne mai incontrata una per caso e chi sostiene di averne viste tante e ci chiediamo se avremmo potuto cogliere qualche aspetto che non abbiamo saputo vedere.

Io ho incontrato per puro caso, in condizioni di vita ordinaria, decine di ragazze e signore trav, in quel di Bari, che pure non è la Casablanca d’Italia. Vuoi per una sincera attrazione, vuoi per il mio incofessabile segreto di fanciulleschi ed adolescenziali episodi di vestizione, ogni volta che il sospetto mi coglieva e l’emozione saliva, percepivo le emozioni vissute da queste creature, ormai per me sorelle, in un turbinìo di empatìa che purtroppo non ho mai saputo loro manifestare, anche quando il dovere di Cavaliere avrebbe dovuto prevalere sul sentire di Dama, per dare a qualcuna la meritata protezione.

Vedevo anime, sogni, sofferenze talvolta, voglie e femminilità, che in parte condivido tramite questo scritto, come scatti fotografici capaci di cogliere tutto ciò.

Le due amiche
Da poco single, ragazzo troppo cresciuto ancora alle prese con l’università, la mia ora d’aria si limitava alle spese di sussistenza, come la quasi quotidiana visita al supermercato.
In una sera di marzo il mio sguardo cadde lascivamente su due ragazze all’apparenza sui 25, ben affiatate, ben eleganti ma non eccessive. L’abbigliamento di qualità e gli accostamenti perfetti, il loro parlottare bisbigliato manco avessero temuto di farsi sentire, il tono appena più basso e vellutato, il passo elegante ma molto timido, la dimensione appena più pronunciata delle calzature e delle curatissime mani e, soprattutto, una femminilità ricercata mi fecero subito immaginare di aver visto due ragazze deliziosamente riuscite su un’impalcatura di base maschile. Era il periodo in cui dicevo sempre che ormai i tacchi a spillo li portano solo le donne trans (ché le donne nate femmine erano troppo impegnate ad abbruttirsi con grezzissimi anfibi ed abbigliamento finto-povero) ed una di loro proprio da tacchi sottili era abbellita. L’altra tradiva un aspetto più piatto e lineamenti appena appena più forti, mentre nascondeva la maggiore altezza con eleganti stivali dal tacco quadro, portati divinamente.
Le persi in un attimo, che erano prima di me alla cassa ed infilarono la spesa a tempo di record nel bagagliaio della loro sfavillante vettura rigorosamente in seconda fila. Sembravano timorose che quel tipo dall’aspetto truce (io) volesse importunarle, cosa che in realtà desideravo, ma che non avrei saputo fare. Non so perché, ne ricavai l’ìimpressione di trav forestiere in vacanza.
Quel giorno di 17 anni fa mi fiondai su un sito di incontri nella apposita sezione, solo come spettatore, mai trovando, né allora, né negli anni a venire, la spinta ad un reale incontro, piuttosto alimentando il desiderio verso chi lo meritava per l’abnegazione e la dedizione a costruire su di sé una figura femminile raffinata e seducente.

La seduttrice nell’ufficio postale
Meno di un anno dopo, in una noiosa coda all’ufficio postale, ero quasi ormai il prossimo al turno, mi sentivo tanto osservato da una signora che invece era proprio in coda, tra gli ultimi, che doveva spedire qualcosa, mentre io dovevo verificare una carta di credito. L’operazione per cui ero lì richiedeva certo più tempo e per tutta la durata, ogni volta che mi voltavo vedevo su di me quello sguardo magnaetico e quel sorriso enigmatico, come a cercar conferme della propria bellezza in una provocata e ricambiata seduzione. Meritava di esser guardata per la generale armonia del corpo e degli abiti, che però tradivano eleganza più nei tessuti che nella foggia un po’ fuori moda e fuori dell’intervallo d’età. Quarantenne formosa quanto basta per non essere affatto grassa ma piuttosto matura (che soglioline si è di norma tutte a venti anni) era di scuro vestita, con gonnellino a pieghe nero e camicetta in chiffon nero, coperta da una giacca in pelle. Anche qui a tradire una presunta ubiquità di genre, erano alcune dimensioni e proporzioni sul colpo d’occhio complessivo, pur nella assoluta piacevolezza del viso, che d’altronde non mostrava quegli zigomi gonfi e quelle sopracciglia alte che normalmente denotano un viso femminile. Ebbi conferma dei miei sospetti all’uscita, quando io dovevo perder tempo al postamat ed ella uscì con un passo sicuro ed elegante, ma poco leggero, per infilarsi in una vecchia 500 parcheggiata a pochissimi metri ed andar via. Non rinunciando a scambiarci un ultimo sguardo.

Il trio in vacanza
Nella stazione ferroviaria quel giorno era campale e si trovavano persone che consumavano sul pavimento gli ultimi minuti di sonno rubato ad una notte infame, di neve e ritardi dei treni. Io, che ormai da tempo mi muovevo in auto anche a Bari, città non mia natìa, quei giorni dovevo muovermi in treno, così trovandomi in quel girone infernale. Desolantemente rassegnato a dover aspettare, ché le casse biglietteria erano chiuse, mi accovacciai vicino a due ragazzi ed una ragazza campani, appena maggiorenni. Mi convinsi in pochi secondi che ella, sia pur bellissima e dalla pelle giovane, con un trucco semplice ma presente, doveva essere una creatura di mezzo. Vuoi per la piattezza assoluta del seno, vuoi per le mani, pur curatissime ed affusolate, ma un po’ lunghe. In abbigliamento casual pantalone nero e stivale grandicello, con tacco morbido ed ampio, tutto tendente al nero, le sue occhiate discrete, il tono della voce molto morbido ma senza alcun acuto o vena flautata, e la totale vicinanza fisica ai due ragazzi, mi convinsi che la mia supposizione era giusta. Ma posso davvero fidarmi delle mie sensazioni?

Cacciata da casa
Questo è l’episodio in cui ho visto un animo dolce e ferito, occhi che non dimenticherò insieme alla mia vigliaccheria nel non dar loro un rifugio, ancorché non richiesto. Nei sottopassi della stazione, al solito da me attraversati a velocità da maratoneta, come in una bolla che teneva lontana la solita folla, mi ritrovai a pochi metri da una ragazza bruna, dai capelli cortissimi che definiremmo “alla maschietta”, ma carina di viso (nonostante i segni una delicata peluria estirpata) e di giovane età, tra i 18 ed i 24 anni al massimo. L’accento era campano o foggiano, il corpo, come infilato a forza in jeans troppo aderenti ed un maglioncino lupetto, sembrava gonfiato da ormoni per la rotondità del viso e la morbidità delle curve che la facevano assomigliare più ad un’adolescente nella fase dello sviluppo. La voce tradiva, non troppo marcatamente, che poteva non essere stata dalla nascita in un corpo femminile. Le parole erano pietre per quialsiasi coscienza. Come in preda alla rievocazione in loop di uno choc appena vissuto andava ripetendo “guarda che ti porto dai magnaccia”, mentre sopraggiungeva verso di me come se non mi vedesse, con lo sguardo assente e vuoto. Chi poteva averle detto una mostruosità simile? Mi sorpresi a chiedermelo in quegli istanti frenetici. Un padre-padrone, un patrigno, o un fidanzato bestiale? Io vivevo solo, in un tugurio in affitto che a malapena c’entravo io, ma avrei condiviso il tetto, almeno per l’emergenza e senza interesse alcuno, sebbene quella dolcezza di viso avrebbe fatto venir voglia di baci al più insensibile degli uomini. Ma come al solito finché io penso a cosa fare è passata un’era geologica e così mi ritrovai a continuare a correre verso le improrogabili faccende che avevo in sospeso.

Truccata dalla parrucchiera
In un altro pomeriggio di corsa verso l’università, in una strada quasi deserta nella calura di inizio giugno, osservai una ragazza uscire da un parrucchiere per donna, quasi indecisa e con un aspetto gradevole, ma che non poteva passarmi per lineare. In una mise morbidamente colorata con gonna a righe e camicetta etnica, questa quasi trentenne dal caschetto biondo si muoveva con precisione su alte zeppe in sughero alla moda ed estive, tradendosi solo per il consueto lieve sovradimensionamento del piede e per la pesantezza del passo (da non confondersi con ineleganza, che dritte erano le gambe e l’avvicendamento delle stesse nell’incedere del passo) e per un “errore comportamentale” dettato forse dall’imbarazzo di una prima uscita o uscita di auto-test. Poco avanti a me, unica altra persona presente in strada oltre a me ed alla ragazza, camminava un ferroviere, riconoscibile dal tipico borsello, su cui essa quasi si fiondò, come a cercar rifugio dal mio sguardo involontariamente scrutatore, con la banale scusa di chiedere l’ora (a voce bassa e con tono in falsetto) e quasi trattenendosi entrambi in una pantomima dettata dal reciproco mix di imbarazzo ed attrazione (era decisamente carina), mentre l’uomo realizzava che il suo orologio era maledettamente fermo e che non poteva esserle utile.
Ripensandoci oggi potrebbe essere una situazione di qualunque sorellina che, da sola, fissa un appuntamento in orario semideserto da una parrucchiera-estetista. Io però ne ebbi la percezione allora e tale mi è rimasta la convizione.

Beppe
Nell’ultimo periodo di fidanzamento, la mia ex condivideva l’appartamento con alcune ragazze ed una di queste, l’antipatica del gruppo, era fidanzata con un pezzo di pane, alto ed a modo, che quasi cercava rifugio nelle conversazioni con me. Erano passati ormai sette anni dall’ultima volta che li avevo visti. Nel frattempo c’erano stati trambusti inenarrabili, compreso l’affondamento della mia relazione. Eppure quel pomeriggio di fine aprile dovetti aver le traveggole.
In una strada semideserta vicino a quell’appartamento le cui mura raccontavano le nostre storie, io sopraggiungevo a piedi ad un incrocio, mentre dalla mia destra sul lato opposto arrivava un anomalo gruppetto di ragazze. Tutte basse, che simpatiche e carine, ma gnappe, erano le ragazze della casa (nelle quali io tra l’immediato e l’incredulo le identificai), tra di loro spiccava una spilungona alta e bionda, in calze chiare, dècolletè con tacco basso, gonna al ginocchio color carta da zucchero, giacca di tailleur dello stesso colore, e camicetta bianca. L’andatura non era goffa, ma impacciata e timorosa, col groppuscolo di cinque ragazze che la circondavano e proteggevano come agguerriti body-guard.
Ho seriamente dubitato della mia sanità mentale, ed ancora dubito di aver avuto un’allucinazione, visti gli anni passati e l’impossibilità di mantenere compatto, dopo tanto tempo, un gruppo di specializzande, tenuto insieme solo dalla condivisione di un appartamento. Eppure a me sembrava proprio Beppe, che i lineamenti li aveva delicati quanto il suo animo buono. All’epoca non immaginavo nemmeno, come avrei scoperto molti anni dopo dalla frequentazione del forum, che ci potessero essere donne, mogli, fidanzate o amiche, capaci di appoggiare i propri uomini nel travestitismo. Allora però ebbi la fortissima sensazione di aver visto proprio questo, e sono contento del fatto che ero abbastanza irriconoscibile rispetto a prima, perché è l’unica speranza che ho di non aver loro rovinato la giornata.

Two-spirit
Ho visto molte altre anime due-spiriti, forse in alcune situazioni più significative di queste, ma che per ragioni di sensibilità non mi sento di raccontare. Accenno solo che mi hanno emozionat* fortemente quelle madri che ho visto accanto ai giovani figli in palese transizione di genere, come a proteggerli, difenderli, sostenerli, fino a che quella vocale che stona in questa frase non poteva essere definitivamente cambiata.
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Re: Avvistamenti di anime

Messaggioda Roby » lunedì 13 maggio 2019, 7:13

Bei racconti, cara Novella, e bello il tuo stile con cui ci porti dalla tua parte di osservatore privilegiato e sensibile di "dettagli di umanità".
Hai colto tanti aspetti diversi del fenomeno T* , dalla CD alla Trans, dall'uscita giocosa, alla vita di tutti giorni, al contatto doloroso con la prostituzione.
Grazie.

Se posso permettermi una considerazione personale, ritorno col pensiero a discussioni avute qui in Forum con amiche camapanr (se non ricordo maale) .
Loro mi spiegavano che in una città del "Sud" una CD non potrebbe uscire tranquillamente come al "Nord" perché la mentalità è diversa e sarebbe come minimo oggetto di scherno per strada.
Tu invece ci racconti degli episodi in cui delle CD agiscono con discreta disinvoltura a Bari, non Amsterdam, Berlino e neppure Milano.
Mi fa stra-piacere e allora torno a chiedermi perché non leggiamo racconti di qualcuna di noi del Forum che si fa qualche bella uscita, magari con amiche, a Bari o Napoli, come ne facciamo tranquillamente a Torino, Milano o sulle rive del Garda?
Baci
Roby

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Re: Avvistamenti di anime

Messaggioda CristinaV » lunedì 13 maggio 2019, 10:11

Vorrei aggiungere un paio di "fotografie" provenienti dai miei ricordi più cari.

Certamente qualcuno potrebbe obbiettare dicendo che si tratti di sensazioni sbagliate, che quelle incontrate fossero donne un po mascoline.
Personalmente non sono d'accordo ed aggiungo un paio di mie esperienze significative.

La collega
Per molti anni, in una ditta dove lavoravo, ho avuto una strana ed inspiegabile amicizia
fatta di intesa al primo sguardo, di profondo rispetto, ma con un'altrettanto limitata
comunicazione verbale con una bellissima ragazza dell'ufficio.
Era una situazione strana, a giorni quasi giocosa, altri la vedevo tesissima ed ansiosa.
La fiducia e la sensazione di reciproca condivisione di un "qualcosa" era palpabile.
Un lunedì mattina, entrando in ditta, mi dice: "Devi stare attenta, vieni subito da me".
La seguo senza dire una parola, ed in un angolo dell'ufficio, alla velocità della luce mi toglie
un piccolissimo residuo di kajal da un occhio ed aggiunge: "Quelli sono orsi, ti farebbero
soffrire".
Ci siamo scambiate un reciproco sguardo di complicità e gratitudine e siamo tornate alle
nostre attività.
Nei giorni seguenti, in un momento di calma ci siamo parlate, ed è stato bello trovare un
nome a quel "qualcosa" che ci accomunava e rendeva sorelle.
Solo io e la signora dell'ufficio personale sapevamo che il suo nome sui documenti era
maschile.
Bellissimo sapere che ad oggi, dopo la transizione vive felice con il suo compagno.

Piccolo aiuto
Un pomeriggio di mezza stagione di molti anni fa, in piazza castello a Torino, vedo una
ragazza che cammina sotto i portici in direzione opposta alla mia.
Bella, bionda e di statura un po sopra la media, elegante nell'incedere ma visibilmente
emozionata.
Non saprei dire il perchè, ma al momento di incrociarla mi è venuto spontaneo porgerle le
mani come per invitarla a posarci sopra le sue, e lei lo ha fatto.
L'ho aiutata a calmarsi, mi sono complimentata per il suo bell'aspetto e poi l'ho
accompagnata per un tratto di strada finchè non si è nuovamente sentita sicura.
Salutandoci mi ha detto:"Scusa se mi permetto, ma noi siamo simili, vero?"
Ho risposto, si certamente, solo io al momento porto una maschera, tu no.
A quel punto è servito qualcosa di fresco in un bar per far calare le emozioni troppo forti
che prendevano entrambe.

Questo per dire che nessuno avrebbe mai dubitato di queste due splendide creature, che
tuttavia sono quotidianamente tra noi, indistinguibili agli occhi dei più.

Cristina
La mia esistenza, si rifà a quei buoni vecchi jeans: Chi mi ama mi segua.

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Re: Avvistamenti di anime

Messaggioda Novella » lunedì 13 maggio 2019, 12:27

CristinaV ha scritto:Vorrei aggiungere un paio di "fotografie" provenienti dai miei ricordi più cari.


Grazie! Le trovo molto belle queste "foto" che tu aggiungi al nostro album virtuale. Trasmettono tanta positività : Love :

CristinaV ha scritto:Questo per dire che nessuno avrebbe mai dubitato di queste due splendide creature, che
tuttavia sono quotidianamente tra noi, indistinguibili agli occhi dei più.


Abbiamo un settimo senso! In fondo siamo un po' gatte : II-098.gif :
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Re: Avvistamenti di anime

Messaggioda Novella » lunedì 13 maggio 2019, 13:02

Roby ha scritto:Se posso permettermi una considerazione personale, ritorno col pensiero a discussioni avute qui in Forum con amiche campane (se non ricordo male) .
Loro mi spiegavano che in una città del "Sud" una CD non potrebbe uscire tranquillamente come al "Nord" perché la mentalità è diversa e sarebbe come minimo oggetto di scherno per strada.
Tu invece ci racconti degli episodi in cui delle CD agiscono con discreta disinvoltura a Bari, non Amsterdam, Berlino e neppure Milano.
Mi fa stra-piacere e allora torno a chiedermi perché non leggiamo racconti di qualcuna di noi del Forum che si fa qualche bella uscita, magari con amiche, a Bari o Napoli, come ne facciamo tranquillamente a Torino, Milano o sulle rive del Garda?
Baci
Roby


Secondo me dipende molto dal singolo caso, paese o città. In un paese piccolo si sarebbe oggetto di scherno un po' ovunque, magari più feroce da parte dei giovani, mentre gli anziani sarebbero meno aggressivi, ma cmq cattivi. Nelle città capoluogo di una certa estensione ci si mimetizza meglio, e c'è quell'apatia generalizzata che porta a farsi i fatti propri. Nelle cittadine medie, con decine di migliaia di abitanti, il problema è la derisione del quartiere (il famoso ultimo miglio di telefonica memoria), più che altro istigata da tribali odi di vicinato.
Poi vale sempre l'apparente paradosso che siano più accettate le donne trans che i/le crossresser, ma le ragioni di questo, a parer mio, sono più che comprensibili, anzi è già un notevole passo avanti.

A Bari, città che detesto per molti aspetti ed amo per tanti altri, percepisco una maggiore accettazione che personalmente assimilo all'accettazione dei femminielli napoletani, in perfetta simbiosi col quartiere. Quel fenomeno però, l'ho solo letto da ricostruzioni storiche e/o romantiche, non l'ho vissuto come appartenente ad una comunità, perché non sono campana. E comunque anche in Campania credo sia ormai perso, piegato alla logica dell'odio politico e sociale, logica coltivata negli ultimi decenni da tutti i figuri che dall'odio traggono o sperano di trarre vantaggio e profitto.
Una precisazione importante è che la mia esperienza è limitatissima, e che potrò aggiornare la discussione con elementi utili solo dopo il mio ritorno settembrino, quando potrò esternare la voglia che sto coltivando con cura, di reali interazioni sociali en-femme (esempio colazione in un bar, incontri con persone o un vecchio amico, immersione nella folla mattutina, situazioni di vicinanza).

Ritengo che la ragione per cui non leggiamo simili interventi sul forum sia la stessa per cui ritengo che ci sono meno amiche iscritte dal sud. Maggiore difficoltà di vivere e quindi di organizzare il tempo, che incanala tante di noi verso siti di incontri o social con una chiusura in una second-life di sopravvivenza (mentale), in qualche caso anche di tornaconto. Anche la diffidenza gioca il suo ruolo. Sebbene la società non sia così ottusa, il fatto di percepirla come tale porta ad un maggior timore dello sputtanamento, che automaticamente impone il timore del ricatto. Io ad esempio, non mi fiderei di chi amatorialmente qui in puglia offre una femminilizzazione, perché se fossi ingannevolmente ripresa da una telecamera, mi sentirei perduta al ritorno nel paesello. Ma forse sono prevenuta e paranoica.
Per superare queste paure, e mettere alla porta presenza malevole, sarebbe necessario fare rete, come nei gruppetti spontaneamente nati nel nord. Chissà, forse accadrà.
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Re: Avvistamenti di anime

Messaggioda Serena Crossdresser » lunedì 13 maggio 2019, 20:52

Romanticone che non siete altre !!! : Love :
Serena


... L'ora miracolosa che almeno una volta tocca a ciascuno. Per questa eventualità vaga, che pareva farsi sempre più incerta col tempo, uomini fatti consumavano lassù la migliore parte della vita.

„Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangano sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.“ —


cit. da " Il deserto dei Tartari " ( Dino Buzzati )
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